Marco Morocutti è nato a Brescia il 16 gennaio 1959. Di
professione è progettista elettronico, ed opera dal
1980 come direttore tecnico in un'azienda produttrice
d'elettronica, per l'industria e per il settore civile.
E' co-autore di uno dei primi testi italiani sui microprocessori,
(Hoepli, 1980); nello stesso periodo collabora con alcune
fra le principali riviste dedicate al nuovo settore
dei Personal Computer. Nel 1985, assieme ad un collega,
pubblica l'idea di realizzare virus informatici su Scientific
American nella rubrica Ri-creazioni al calcolatore (presente
anche nella versione italiana), che sarà poi fra le
prime descrizioni del concetto di virus a comparire
su una rivista a diffusione mondiale. Da sempre curioso
di scienza e appassionato di divulgazione scientifica,
aderisce fin dalla sua fondazione al CICAP, del quale
è membro effettivo dal 1995, si occupa inoltre di registrazione
audio e di produzioni musicali, collaborando con compositori
e musicisti nella realizzazione di diversi lavori, dei
quali alcuni sono pubblicati su CD.
Oltre ad intervenire in diverse trasmissioni radio e
televisive, collabora adesso con la rivista Scienza
& Paranormale e con il mensile Quark e molta della sua
attività extra-lavorativa riguarda la ricerca per il
CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo della Affermazioni
sul Paranormale che, fondato nel 1989 dal giornalista
scientifico Piero Angela e da altri studiosi, ha lo
scopo di promuovere e diffondere lo studio razionale
dei presunti fenomeni paranormali e delle pseudoscienze
in genere. Moltissimo materiale sul CICAP e sulla sua
attività si può liberamente consultare sul sito www.cicap.org.
Le note che seguono, scritte di suo pugno, riguardano
le principali attività che Marco Morocutti ha svolto
presso il Cicap e sono reperibili in rete al seguente
indirizzo Web: http://www.marcomorocutti.it/index.htm
"Frequentavo le scuole medie - avrò avuto tredici o
quattordici anni - quando un articolo di giornale stuzzicò
la mia fantasia, rivelandomi l'esistenza di un mostruoso
essere che viveva nascosto nel Loch Ness. Quello fu
il mio primo passo nel mondo dell'insolito, spinto com'ero
dalla passione per ogni argomento scientifico ed affascinato
dalle vicende in cui vi era qualcosa di misterioso da
scoprire. Avrei forse potuto, allora, non acquistare
una rivista che si chiamava addirittura "Il Giornale
dei Misteri"? Certamente no; infatti, ogni mese leggevo
avidamente di UFO, di contatti con gli Esseri delle
Stelle, di archeologia misteriosa... e naturalmente
comprai anche tutti i libri di Peter Kolosimo e di Erich
von Daniken, che per un certo periodo furono le mie
letture preferite. Accadde così che - con il coinvolgimento
di un paio di riluttanti amici, che mi seguivano più
che altro per rassegnazione - fondai uno dei tanti gruppi
ufologici attivi negli gli anni '70: era l' U.S.C.,
che significava nientemeno "Ufo Study Company". A quel
tempo la massima espressione dell'ufologia ufficiale
era il CUN, il famoso Centro Ufologico Nazionale, nel
quale più tardi confluimmo anche noi, diventandone la
sezione locale di Brescia. Ma fra gli ufologi di allora
regnava quasi indiscussa l'equazione UFO = extraterrestri,
che nel mio caso continuava a non convincermi pienamente.
Anche perchè avevo svolto personalmente qualche indagine
sugli avvistamenti nel bresciano dove, a ben vedere,
di veri alieni non se ne vedevano proprio. Forte del
mio crescente scetticismo mi trovai allora fra i fondatori
di un nuovo gruppo, non condizionato da capi carismatici,
che si sforzava di mantenere un atteggiamento razionale
nei confronti del fenomeno UFO. Si trattava del CISU,
attivo ancora oggi e che - non a caso - mantiene sull'argomento
posizioni non troppo distanti da quelle del CICAP.
Dopo quel periodo, durante gli studi di elettronica
all'Istituto Tecnico, persi progressivamente ogni infatuazione
per UFO ed alieni, mentre la passione per altri argomenti
scientifici non accennava affatto a diminuire. Diventai
allora un lettore assiduo di "Le Scienze" grazie al
mio indimenticabile professore di fisica Alberto Trebeschi,
che disgraziatamente perse la vita nella strage di Piazza
della Loggia, e mi imbattei in quel famoso articolo
dove Martin Gardner illustrava l'esistenza dello CSICOP
e delle indagini scettiche sul paranormale. Dopo quella
folgorante rivelazione, l'abbonamento allo Skeptical
Enquirer fu quasi un atto dovuto. Quando in seguito
venni a sapere che in America si sarebbe svolto un congresso
internazionale di scettici, decisi di scrivere a Piero
Angela (che seguivo con devota ammirazione) per invitarlo
a realizzare un servizio televisivo sul quell'argomento.
La risposta che ricevetti riportava la deludente affermazione
secondo cui "la RAI da questo orecchio non ci sente",
ma anche un incoraggiamento a proseguire nell'indagine
scettica, che - come si può immaginare - apprezzai moltissimo.
A causa di quella lettera il mio nome finì probabilmente
su una qualche "lista dei buoni", perché venni poi invitato
ad una riunione in cui si discuteva di fondare in Italia
un gruppo di indagine scettica simile allo CSICOP. E
- pensate un po' - in quella sala c'erano anche altri
personaggi: Massimo Polidoro, Lorenzo Montali, Steno
Ferluga... ma sono sicuro che, da quel momento in poi,
la storia la conosciate già."