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L'Ufologia e la Scienza ufficiale
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Articolo presente nel libro
"La vita nell'universo"
di Mario Rigutti,
stampato dalla Rizzoli nel 1981.
Mario Rigutti - La vita nell'universo

Gli "Ufologi" hanno contribuito non poco a creare prima, a tener desto poi, ad esasperare in qualche caso l'interesse del pubblico per il problema della presenza di vita intelligente nell'universo.
Almeno per questo la scienza ufficiale dovrebbe pagare, come minimo, un debito di riconoscenza verso quei "Don Chisciotte" del cielo che sono gli Ufologi. Generalmente sono giovani che non conoscono niente né della scienza (perché non l'hanno mai fatta, perché non è il loro mestiere), né dei suoi metodi, né dei suoi scopi, né delle sue categorie. Pieni di entusiasmi e di pregiudizi che gli derivano direttamente dai misteri, dalle favole, dai racconti fantastici, dalle antichissime aspirazioni dell'uomo, carichi di fiducia nel valore delle testimonianze oculari che sono il loro principale dato d'osservazione nel mondo esterno e la loro più notevole fonte d'informazione, abbastanza pieni di se e molto sicuri della loro capacità di veder giusto, quasi messianici, come d'altronde si conviene ai "Don Chisciotte", sparano bordate sulla scienza che ha il grosso torto di non volergli prestare troppa attenzione.
Questa, infatti, gli è stata data e, come si vedrà, in maniera del tutto sufficiente perché la scienza ufficiale potesse trarre le sue conclusioni.
Che, però, non essendo favorevoli alle tesi degli ufologi, vengono da questi contestate insieme con i metodi seguiti per ottenerle. La scienza ufficiale è accusata di aver manipolato le carte, di aver trascurato fatti importantissimi, di aver nascosto di proposito, avvenimenti terribilmente inquietanti, di essere messa al servizio dei governi che di UFO non vogliono sentir parlare. Evidentemente da questo stato di cose è ben difficile uscire. O gli dai ragione e allora va tutto bene, o non gliela dai e allora sei un muffito accademico, reazionario, privo di fantasia, leccapiedi e portaborse dei potenti che ti compenseranno adeguatamente per la tua soggezione alle loro idee che sono morte e sepolte.
Il grosso pubblico - educato, come s'è visto, dall'informazione articolata e ragionata dai mass media - non ha esitazioni. Tiene per gli Ufologi. Il che è anche giusto, visto che, oltretutto, non ci fossero altri motivi - ma ce ne sono!- non si può non stare dalla parte delle vittime, dei perseguitati. E dunque non vi è possibilità di dialogo. Tuttavia, come dicevo, qualcuno fra gli astronomi, deve qualcosa a questi sognatori. E non soltanto fra gli astronomi. Vi è anche tutta una schiera di persone, scrittori di fantascienza, scrittori di soggetti per film, autori di fumetti, registi cinematografici e altro personale dello spettacolo, editori, fabbricanti di giocattoli; un'infinità di gente che, pur non dovendo tutto agli ufologi, qualche po' di considerazione e gratitudine in cambio almeno di quegli spunti e di quelle idee che da loro ricevono.
In effetti, l'ufologia è un affare. Un affare che vale miliardi. A non pochi, infatti, è servita per arricchirsi. Invece gli ufologi, come tutti gli entusiasti, non ricavano nulla da quel che fanno. Anzi, salvo qualche rara eccezione, come probabilmente è l'ex astronomo Hynek che è un po' il riferimento scientifico di tutta la compagnia che ha stretto importanti e fruttiferi legami con gli affaristi, quasi sempre lavorano, come si dice, sulle spese.
Ultimo resto di quell'autentica razza di generosi, di disinteressati, che non estingue nonostante i duri colpi inferti dal consumismo materialista, hanno, in cambio, soltanto la possibilità, e in certa misura la consolazione, di sentirsi scienziati. O anche di più, scienziati eroici, osteggiati dalla stupida, ottusa, prepotente scienza ufficiale. Tanti Galilei, tanti Giordano Bruno in potenza. E attaccano in continuazione credendosi assaliti, pensando di crearsi un'attendibilità facendo chiasso. Ma è evidente che ci vuole altro. Di fatto, nei periodi in cui si tengono calmi sono completamente dimenticati.
Chi però ci ha rimesso sicuramente ed ha pagato per gli affari degli uni e le passioni degli altri, è stata la gente comune che, in definitiva, non ha fatto altro che perdere ancora un po' di quel po' di cervello che l'organizzazione moderna della vita gli aveva lasciato.
Prima di parlare con qualche dettaglio degli UFO e degli ufologi non sarà male dire immediatamente il motivo per il quale, salvo alcune eccezioni che statisticamente non sono rilevanti, gli scienziati rifiutano UFO e ufologi...
La scienza, anzi, diciamo più correttamente, gli scienziati, quelli della casta, si erano fatti, fin dai tempi più antichi, tutto un mondo d'idee sui fenomeni naturali. Quelle idee gli piacevano. Ma poi le buttarono e se ne costruirono altre. E anche queste gli piacevano. Buttarono anche queste e ne formularono altre ancora. Ciò è accaduto molte volte nella storia ed è successo o in seguito a ripensamenti, o a causa di spinte esterne, o per fenomeni nuovi che hanno imposto un aggiustamento, talvolta un cambiamento radicale delle vedute. Le novità, le provocazioni a cambiare sono sempre venute dal mondo degli uomini, non dal cielo. Ciò significa che gli scienziati, per antico costume, non solo non rifiutano di prendere in considerazione possibili novità - e come potrebbero? le novità, i problemi, sono il loro pane quotidiano! - ma sono ben felici di incontrarle. E' per questo che essi sono, in realtà, fra le persone più spregiudicate che ci siano. Più dei politici, che forse più spregiudicati sono duttili e inclini al compromesso. Bisogna pertanto respingere qualsiasi insinuazione su una specie di congiura che gli scienziati avrebbero architettato ai danni degli ufologi. E' invece successo che gli ufologi, come gli astrologi, come tanti di questi confusionari che hanno, come spesso si sente dire scherzando, poche idee ma ben confuse, sono capitati fuori tempo. Fossero arrivati prima di Galileo avrebbero certamente avuto un gran successo anche nell'ambiente accademico e non soltanto tra la gente comune la quale non conosce che cosa significa far scienza e crede che basti mettere in piedi un ragionamento sufficientemente ben congegnato che il risultato accettabile di un ragionamento renda valido tutto il ragionamento.
Gli ufologi sono arrivati fuori tempo, quando ormai il mondo scientifico aveva avuto modo, in quattro secoli, di far molte riflessioni e di chiarirsi le idee sulle tecniche del pensare e sulla validità dei risultati. Essi non solo non tengono conto delle regole moderne del gioco, ma, come ai tempi pre-galeliani, continuano a voler fare la scienza sulla base di fatti confusi, incontrollabili, non alla portata di tutti, che avvengono quando gli pare. Inoltre, le prove di cui si servono provengono quasi sempre da persone non allenate all'osservazione, che vedono cose mai viste in precedenza, delle quali non hanno quindi nessun'esperienza, e che per di più si vengono a trovare in condizioni di sorpresa e spesso di grand'eccitazione. Nel campo dell'ufologia di tutti i testimoni sono buoni: i ragazzi, i contadini, i professori, gli analfabeti, i militari, i presidenti, tutti insomma; anche gli animali. Invece, com'è noto, per fare anche la più banale osservazione scientifica occorre preparazione professionale senza la quale non si può lavorare né seriamente, né onestamente.
E non si venga a dire che fra le testimonianze sulle quali si basano le conclusioni "scientifiche" dell'ufologia, vi sono anche fatti oggettivi. Quali sono? Bruciacchiature sul suolo, o impronte; tutte cose di ben scarso valore che, oltretutto, potrebbero anche essere state fatte ad arte come nei molti casi di falso dimostrato in cui è reiteratamente caduta l'ufologia. Il grosso della base osservativa viene comunque dalle testimonianze oculari. Naturalmente non si mette in dubbio la buona fede della gente che vede, benché sia provato che ci sono anche coloro - e non soltanto in questo campo - che dicono di vedere senza che ciò corrisponda al vero. Ma, in ogni caso, che cosa significa vedere? E il vedere è, di per se, prova che ciò che si è veduto è realmente accaduto? Se di per se non è prova, con l'uso di quali tecniche lo può diventare? Basta il numero dei fatti veduti? Poi bisogna chiedersi: perché le visioni relative agli UFO (intendo parlare anche di quei pochi casi tra decine di migliaia che, pare, rimangono inspiegati) dovrebbero essere visioni particolarmente attendibili? O si deve ritenere che anche le visioni dei morenti, quelle dei santi, quelle degli ubriachi, corrispondano a realtà oggettive? Il mostro di Lockness esiste realmente dato che qualcuno dice di averlo potuto osservare, anzi, addirittura fotografare? E il famoso Yeti, l'abominevole uomo delle nevi, esiste? Si dice che qualche UFO è stato visto da intere folle; l'allucinazione è dunque esclusa. E quelle folle medievali che vedevano spade fiammeggianti e teste mozzate nelle comete? Ma senza andar tanto lontano (potrebbe essere che la notizia che ci è arrivata non corrisponda a ciò che veramente accade) si può prendere la rivista "Gente" del 30 maggio 1980 e leggere l'articolo che comincia a pagina 48, col titolo "Strani prodigi nel Sole" proprio come 33 anni fa. Parla di fatti accaduti a Roma il 12 aprile 1980 - 1980, non 1280! - al santuario delle Tre Fontane. "Migliaia di persone hanno visto il Sole, circondato da un alone variopinto, spostarsi nel cielo, ruotare vorticosamente su se stesso, cambiare di colore, presentando al suo interno immagini e simboli religiosi che variavano continuamente. Fra i testimoni citati e fotografati dal giornale, vi è un laureato in agraria, una laureata in medicina, bambini, sacerdoti. Vi è anche un veggente che alle Tre Fontane nel 1947, vide la Madonna (e da allora, specialista nel vedere cose che altri non vedono, l'ha vista ben altre ventidue volte)".
Ecco qua. Che si deve fare di queste testimonianze? Quei due dottori, uno in agraria, l'altra in medicina, li prendiamo sul serio o sono meno buoni dei vigili e degli avieri citati dagli ufologi? In altre parole chi dice di aver visto un UFO, è più attendibile di chi dice di aver visto la Madonna? E quelle tremila persone che per oltre mezz'ora hanno seguito lo sconcertante (così lo definisce il giornale) evento, hanno avuto le traveggole? Tutte e tremila o no? Insomma, è stato un fenomeno fisico o no? Ma se lo è stato, il Sole, così com'è stato visto da quelle migliaia di persone, non sarebbe dovuto esser visto da quegli altri miliardi che lo avevano sopra l'orizzonte? E se, invece, non è stato un fenomeno fisico, se non è stato uno di quei fenomeni che sono visibili e sperimentabili da tutti nel momento in cui avvengono, può far parte della scienza fisica? Ecco: no, non può farne parte e non può neanche essere oggetto di discussione scientifica riguardante in mondo degli oggetti. Potrebbe trovar posto, eventualmente, in uno studio dell'uomo e del suo comportamento. Al limite, potrebbe far parte di uno studio della fisiologia dell'allucinazione. Ogni epoca ha avuto il suo tipo di visioni e di visionari e forse è questo il fenomeno da studiare: "perchè l'uomo ha visioni? perché può scambiare per realtà ciò che è solo nella sua testa?.
Una volta apparivano angeli e santi, e anche streghe, gnomi, creature più o meno lontane dall'umano. I draghi sono stati sempre visti verdi e sempre è stato costatato che buttavano fuoco dalla bocca o dalle narici.
Nell'Ottocento non c'era salotto che si rispettasse che non avesse un tavolino che si muoveva che opera degli spiriti, i quali erano anche capaci di materializzarsi. Oggi, tempo di tecnologie speciali e raffinate, appaiono, giustamente direi, gli UFO. Oggetti che sono sostanzialmente compatibili con la realtà in cui viviamo - anche se un po' romanzata, alla Verne - e coerenti con quello che la gente, male informata, crede che sia lo stadio di sviluppo della tecnologia spaziale e dell'elettronica.
Bene; la scienza che si occupa del mondo degli oggetti (la fisica, la chimica, l'astronomia eccetera) si occupa, per dir così, dei sassi che cadono per tutti nella stessa maniera.
Anche per coloro che non possono vedere.
Non si fa la scienza, semplicemente occupandosi, chiacchierando, discutendo di qualunque cosa: così si fa salotto.
Far scienza è applicare una tecnica d'indagine, abbastanza precisa anche se non assolutamente precisa, ai fenomeni naturali. Tutto ciò che esce dagli obiettivi e dalla metodologia scientifica, non è scienza, anche se non è detto che si debba buttar via. Per carità, l'abbiamo già detto; sappiamo bene che la scienza non esaurisce il mondo dell'uomo.
Sulla base del "materiale" raccolto con metodi, questi si, pregiudicati, sicuramente non in linea con le regole che fanno un'indagine scientifica, gli ufologi concludono, per diverse vie, con sfumature diverse, o con differenze notevoli, che intorno a noi esiste un mondo d'esseri misteriosi.
E' inutile descrivere questo mondo e questi esseri.
Le caratteristiche, le proprietà degli enti materiali, o spirituali, provenienti da altri mondi del nostro universo, o da altri universi contigui al nostro, sono quelle che abbiamo visto fin dall'inizio quando si parlava di dei di fate, di gnomi, d'angeli e di demoni.
Ciò che questi ufologi ci portano è una versione moderna, XX secolo, dio antiche paure, di miti e di leggende di un passato remoto, del tempo in cui l'uomo tremava per il fulmine che era segno sicuro della collera divina. Questi bravi giovani, che accusano la scienza d'essere razionaria, sono i veri razionari, che vorrebbero imporre idee seppellite, con loro buona pace, da almeno quattrocento anni.
Una delle tante pretese documentazioni fotografiche sugli Ufo.
Ma l'immagine fotografica non è più oggettiva dell'immagine visiva:
chi potrebbe dire che quello che si vede è un piccolo oggetto
a 50 metri o uno 100 volte più grande a cinque chilometri?

Lo staff di Ufologia.biz si astiene dall'aggiungere qualsiasi commento a quest'articolo, lasciando libero il lettore di valutare ed approfondire l'argomento ma, con una speranza. Quest'articolo, infatti, è stato scritto circa 30 anni or sono e si spera quindi, che nel corso di tutto questo tempo, lo stato delle cose sia cambiato, sia nel campo dell'Ufologia e sia in quello della Scienza ufficiale.

Mario Rigutti è nato a Trieste ed ha completato gli studi universitari a Firenze, dove poi ha svolto attività di ricerca all’Osservatorio di Arcetri.
Ottenuta la cattedra d'astronomia all’università di Napoli, ha diretto l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte (Napoli), che ha dotato di una stazione astronomica sui monti della Basilicata con uno dei telescopi più grandi e più moderni presenti in Italia e di un Museo Astronomico. È stato presidente del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR e della Società Astronomica Italiana, della quale ha diretto per vari anni il Giornale di Astronomia. Ha ricoperto importanti cariche in seno all’International Astronomical Union e ha fatto parte del Gruppo “Sun” dell’ESRO (oggi: ESA). Ha organizzato e diretto quattro spedizioni per l’osservazione di eclissi solari ed ha pubblicato molteplici lavori di ricerca, didattica, divulgazione scientifica, articoli e recensioni: un’intensa attività che gli è valsa ampi riconoscimenti nazionali e internazionali.

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